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CORONA-HDMI

DI Filippo Gerbino
//VERSIONE ORIGINALE IN ITALIANO//



Notizie false, deep-fake, disinformazione scientologica, atrofizzazione dei contenuti, consumismo
panottico, strategie d’advertising, attenzione selettiva, esperienze a tempo determinato, pubblicità
selettiva, click bait, ignoranza virale e complottismo.

E poi ancora: spettacolarizzazione del conflitto, manipolazione mediatica, big-data, bolle
d’informazione, propaganda capitalistica, cavalcate sul consenso.

È un tranello circolare e auto referenziale, un loop di significati e meta-significati. Dalla realtà ai
giornali, video, “arte” usa e getta, falsità, verità tendenziose, ritorno alla realtà e riavvio del ciclo,
mentre il significato è centrifugato ai margini.

È un’autocelebrazione maleodorante e perpetua, che si replica constante sullo schermo – divenuto
ubiquo. Virus della mente in HDMI. È un loop di eventi apparentemente connessi, un viaggio
immaginario e solipsista. Un labirinto senza entrata, in cui si gira intorno nevrotici e schizofrenici.

Con un mantra perpetuo a un volume appena percettibile – “produrre e consumare... produrre e
consumare... produrre e consumare...” – siete tutti in ascolto?

Ho smesso di credere all’infra rete nel duemila e quindici.

Fu un meccanismo di rigetto: divenni insofferente alle testate nazionali, alle chiacchere da bar,
all’odio generalizzato e soprattutto all’incapacità di dialogare costruttivamente. Sviluppai una certa
misantropia, mutatasi con gli anni in serena atarassia.

Fino ad allora mi preoccupavo unicamente di affilare la mia lancia, forgiare lo scudo e saldarne gli
squarci. Prima della discesa nella trincea social-mediatica – ricordo il sapore del sangue virtuale, la
vanità, la gloria. Cadevo e mi rialzavo; di volta in volta il mio arsenale si arricchiva, così la mia
tecnica: stilettate rapide e sciabolate fiere.

A un tratto, ho creduto addirittura di essere divenuto un guerriero valoroso.

Ma, in fondo, il sapore di rabbia restava, agre, sulle labbra. Sbruffone o magnanimo, insidioso o
autentico, aggressivo o mediatore, non c’era mai sintesi, ma fuga o odio. Così la rabbia bagnava,
bavosa, le labbra degli avversari, come le mie, sgretolando lentamente ogni barlume d’empatia.

È così che mi sono immunizzato. Prima dall’infra-rete e poi dal qualunquismo – quello reale.

Più mi tenevo fuori dalle diatribe a perdere, più riconoscevo cosa non ne veniva intaccato:
l’economia e il consumo, coronati da una cultura ossessionata dal lavoro – ma al servizio di cosa?

Lavorare duro, buttare sangue e faticare: servizi immediati e consegne veloci! Che non si
sprecasse un attimo delle nostre preziose vite: sport, articoli high-tech, serie-tv e divani comodi. Ci
si diverta forte il fine settimana, che poi si torna a lavorare.

“Produrre e consumare... produrre e consumare... produrre e consumare...”.

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Maggio 2016.

La ferrovia si snoda tra le pareti scoscese del canyon di rame. Sembra di scivolare sulle pareti
rocciose tra i cespugli e cactus giganteschi. Le visioni si stagliano come crepe immense aperte
d’improvviso su un immenso blocco roccioso e piatto: la superficie liscia e silenziosa della memoria
in quiete.

Rigagnoli e fiumiciattoli verdi scorrono in fondo alle gole di roccia rossiccia. Eccolo! Il luccichio di un
ricordo, che sgattaiola tra circonvoluzioni e valli, scava, apre la pietra, e cede lo spazio ad immagini
e al suono ciclico delle ruote sui binari. Un’aquila si muove alta tra le pareti rocciose, scende a picco,
vira e plana sui tetti
argentati di un gruppetto di case. I binari adesso si snodano su un pontile sopraelevato; il mio
vagone gira intorno a un piccolo villaggio. Spio le vite dei suoi abitanti per un attimo – tra i panni
stesi dorme un cane.

Senza che me accorgessi il treno adesso è più giù, più prossimi al fondo del dirupo. La roccia alla
nostra destra si staglia verticale verso il cielo, su per un centinaio di metri. Immensi cactus
sporgono come artigli diretti verso l’alto, ostinatamente aggrappati alla parete. All’improvviso, sulla
faccia opposta del canyon, sbuca da un arco nero un treno di ritorno. Fischi rimbombano da parte
a parte, come per fraterna riverenza.
Una galleria.

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L’astio nei confronti dell’accelerazionismo consumistico che avevo sviluppato negli anni, non mi
fece arrivare impreparato alla pandemia di covid-19 nell’inverno del 2020.

Non mi colse impreparato neppure la quarantena che fu applicata nel regno unito come nel resto
del globo. Mi ritrovai piuttosto a ri-colonizzare gli spazi personali che avevo perduto. Tornai a
dedicare il mio tempo alle mie vere passioni: scrivere e trisegnare.

Dopo circa un mese diedi le dimissioni e andai a vivere nell’entroterra, in un piccolo cottage vicino
Kardhinan, in Cornovaglia. Non essendo un gran periodo per gli affari, riuscii a concordare un
affitto estremamente basso per i primi tre mesi. Ricordo ancora la convinzione, ai tempi, che tutto
sarebbe tornato alla normalità, per cui il landlord si preoccupò di sottolineare più volte che 230
sterline erano una tariffa temporanea. Passato un altro mese, i contagi non sembrarono diminuire.
Anche Flo lasciò il suo lavoro e mi raggiunse a Kardhinan. Dagli occasionali aggiornamenti sul
mondo esterno che Flo mi forniva, venni a sapere che sempre più gente stava prendendo la nostra
stessa decisione. Non erevamo né i primi né gli ultimi: molta gente stava abbandonando le città. E
non solo nel regno unito, ma un po' dappertutto, prima in europa, poi in latino-america e così via.

Due colonizzazioni si muovevano parallele, accomunando curiosamente l’homo-sapiens e quelle
sferette puntellate, minuscole e diaboliche. La nostra specie ri-colonizzava gli spazi che aveva
abbandonato pian piano negli ultimi duecento anni, il virus colonizzava la nostra specie.

L’ho sempre immaginata come una guerra combattuta su due scale totalmente diverse, attraverso
milioni di migliaia di ordini di grandezza.

D’altronde la battaglia vera e propria era un’altra.

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Aprile 2013.

Di quei due giorni kirghisi sono i risvegli che ricordo ancora vividi. Ne ricordo il tepore sospeso e
surreale.

La sensazione di essere catapultato trent’anni nel passato. Un tempo in cui l’universo non c’era
ancora, nel frangente - durato un istante - compresso tra il big-bang e il mio primo “esisto!” – come
una boccata d’aria.

Il risveglio ad Osh in un’anticamera minuscola, a un metro dal lettino -troppo corto- di Giacomo, per
girare un video sottoesposto. I primi attimi furono come destarsi d’incanto nella vecchia casa di
campagna ad Angèli; nella stanzetta di mia madre e dei miei zii, tra lenzuola ricucite, in un mattino
color seppia.

E poi il risveglio a Sary-Tash, alle prime luci dell’alba, al richiamo dell’Adhan. La voce del mu’azzin
che si mescolava nella mia coscienza coi sogni, al buio di una camerata vuota, sotto pesanti
coperte di lana. Il suono sembrò durasse in eterno, come se riecheggiasse nelle pieghe del mio
cervello. L’eco si spense piano, tornando indietro nelle porte della terra e attraversandole insieme
alla mia mente, che si lasciò cadere nel buio dell’oblio.

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Passarono i primi tre mesi senza particolari cambiamenti.

La pandemia non sembrava fermarsi e i tassi di contagio si rivelarono ben più alti di quanto si fosse
ritenuto inizialmente. Alcuni governi – in particolare cina, india e stati uniti – attuarono misure di
quarantena sempre più restrittive.

D’altronde il mercato finanziario stava subendo un duro colpo e l’economia collassò. Il malcontento
generale fece sì che le manie dittatoriali di governi troppo a destra cominciarono a venire a galla.
Strambe e ridicole teorie di novella eugenetica si diffondevano, facendo presa sulle masse.

Non furono rari atti di straordinaria repressione. Un po' dappertutto si applicavano leggi marziali –
“per il bene di tutti” – dicevano i giornali, a rotazione continua; a poco a poco divenne un mantra
sulla bocca di tutti D’altronde la produzione e gli scambi commerciali dovevano ripartire col botto.
Nelle fabbriche si attuarono misure para-militari: rispettare le distanze minime, sorveglianza, pause
pranzo individuali. Per i dissidenti – chiaramente – licenziamenti a tappeto.

Prima di raggiungere i trecentomila morti, fu trovato un vaccino.

Si cominciò a diffondere fiducia. In un paio di settimane tutto sembrò tornare alla normalità, ma i
governi e le industrie non mollarono la presa. Bisognava rattoppare perdite di miliardi di dollari,
euro, sterline, yen. Petrolio ai minimi da 18 anni, voli a tariffe ridicole. La gente tornò a muoversi
come se non aspettasse altro da una vita.

Flo decise di tornare a Brighton a lavorare, il landlord triplicò immediatamente l’affitto e lasciai il
cottage. Così mi diedi al vagabondare tra ostelli in piccoli centri, per la costa meridionale inglese.

Tuttavia, si trattò di sole due settimane.

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Giugno 2009.

Nella piazza di Notre-Dame, di fronte all’omonima cattedrale, ho assaporato – vivida come non mai
– la libertà.

Il sole mi irradiava di luce e sarei potuto rimanere lì, da solo, in eterno. Non accadeva nulla, non
ero sotto effetto di stupefacenti e tutto scorreva come al solito. Tuttavia, senza alcun motivo,
ondate di endorfina si dilatavano frenetiche dal petto alle falangi.

Quel momento è stato il culmine di tanti attimi, diverse linee della mia vita. La tonda armonia di un
accordo da mille note. La laurea, il viaggiare senza meta, la gioia dei miei familiari. Tutto
convergeva nel mio essere libero.

Camminare sulle nuvole, si dice – e adesso capisco per quale motivo – ché tanto ero sopraffatto
dalla letizia da perdere gli occhiali da sole che tenevo sul naso.

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Dallo scoppio della pandemia alla scoperta del vaccino erano passati all’incirca otto mesi. Ciò che
non si sapeva – o che non ci si aspettava – era il fatto che il virus mutava molto più rapidamente di
quanto previsto. La diffusione del ceppo originario a livello planetario, tra climi, ambienti e habitat
diversi ne favorì estremamente la variabilità. Fu così che il contagio si trasmise nuovamente tra
specie diverse, mutando più e più volte per tornare – ancora – all’uomo.

I vettori della seconda ondata furono gli uccelli, in particolare piccioni, tortore, gabbiani e tutti quegli
scraper alati, pronti a frugare tre i rifiuti umani per tornare in cima ai palazzi a defecare sulle nostre
auto e sulle nostre strade.
D’altro canto, il consumo di beni come di cibo, aumentò proporzionalmente al boom di produzione,
ingrassando a dismisura le masse di rifiuti da cui i volatili si rifornivano. Il traffico umano era a livelli
mai visti nella storia, folle di individui si spostavano giornalmente a ritmi vertiginosi, tra piume ed
escrementi infetti.

Ci furono diversi focolai inzialmente: cina, india, equador, serbia, irlanda e – ancora una volta – la
pianura padana. Tre furono i ceppi identificati pericolosi per l’uomo: sars-cov-3, sars-cov-3beta e
sars-cov-5.

In una settimana si contarono oltre 12.000 morti. Dappertutto venne re-istituita immediatamente la
quarantena. Nel regno unito, squadre di cecchini “ripulivano” le strade da qualsiasi essere piumato.
Dalle nove di mattina alle diciotto di sera, nelle case rimbombavano spari, mentre sulle strade
piovevano cadaveri di pennuti e ali squarciate.

Flo si ammalò e tornai di fretta verso Brighton. Dovetti litigare con tre pattuglie sulla strada del
ritorno, sempre la stessa storia – per viaggiare da una città all’altra erano necessari permessi a
massima priorità – non avevo mai visto le autostrade inglesi vuote. Giunsi a casa la mattina del 13
settembre.

Passammo tre settimane infernali, e finii per ammalarmi anch’io. Non potevamo andare in
ospedale, le direttive nazionali di quarantena davano priorità agli uk-citizens. D’altronde tutte le
sedi del Royal Sussex County Hospital straripavano di infetti. Ricordo lo strazio di mia madre al
telefono, la sua disperazione nel non potermi assistere. Fu come vivere in uno stato di guerra.
Fortunatamente una vicina – Erkut – si preoccupò di farci avere viveri e medicine.

Il 29 settembre, quando aprii gli occhi, il mio respiro era calmo. Mi voltai verso Flo, le sue guance
avevano un colore naturale. Aprì gli occhi anche lei e mi sorrise.

Si contavano oltre i due milioni di vittime nel mondo.

Tre giorni dopo lasciammo Brighton alle nostre spalle per sempre.

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Aprile 2004.

Lo sento ancora nel petto, quel potenziale di libertà ad alleggerirmi le spalle. Io, Ro, Jem e Benz
nella strade di Praga a tarda sera. La sensazione che tutto ci era concesso, col mondo che non
aspettava altro che noi, che tutto era già lì e il meglio doveva ancora venire.

Sorvolare leggeri sulle strade, come su ali di corvo fugaci, sul pelo del Moldava, sotto le arcate del
ponte Karluv e poi in su, verso la città vecchia. I quattro punti di una nuova costellazione ad
affiancare gli astri e lo zodiaco sull’orologio astronomico.

Boccali su boccali di birra impastavano, lenti, le sinapsi... luci del semaforo, scie d’auto, il cielo
nero, edifici illuminati d’ocra e d’arancione si miscelavano. Di ritorno in hotel, tra buchi di memoria
– la reception, in ascensore, le risate senza senso, su e giù per le scale – ancora un blackout – a
rincorrersi nei corridoi e poi, chissà come, in camera di Sebastiano e Ignazio. Ro e Jem trascinano
fuori me e Benz, sbiascichi e fragore. Incrociamo altri branchi di scalmanati – quelli della c –
entrare ed uscire dalle camere. Il buio e ancora il fragore. In camera mia e di Jem. Mi slancio sulla
tazza - rigurgito rosa – Jem sghignazza e le sinapsi si scrollano un po'. Rifuggiamo dai miasmi fuori
in corridoio, ilari, a passo felpato – altri branchi di coetanei – poi in ascensore a bloccarne
l’accesso per decine e decine di minuti. Risa – che numero è la camera di Ro e Benz? – apre
qualcuno – non questa – Passaro fa capolino – entriamo. Le membra infine rischiarano. I magnifici
quattro e Passaro. Surreale il silenzio si stende sul mare di tetti spioventi a perdita d’occhio, oltre la
finestra.

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Ci trasferimmo nuovamente a Kardhinan. Il landlord non fece storie e ci lasciò il cottage per
duecento pound mensili. Ricordo il suo sguardo spento, il virus gli aveva preso entrambi i genitori e
un caro amico.
Molti governi decisero di applicare nuovamente misure repressive. Estremamente repressive. Ma
stavolta furono molti i cittadini che si indignarono. In barba ai decreti ci furono proteste e
mobilitazioni su tutto il globo. Si moltiplicarono gli attentati sia a figure di spicco dell’industria che
alle cariche politiche, locali e nazionali. In alcuni stati si instaurarono vere e proprie dittature, che
repressero le rivolte nel sangue.

Il picco delle violenze fu a dicembre di quell’anno, passato alla storia come il “dicembre
dell’apocalisse” in occidente, “il mese del baktun” in america latina, “yuè della farfalla” in asia e “mois
rouge de renaissance” in africa.

Fu come assistere alle idi di marzo a livello planetario. Tra gli episodi più rilevanti che balzarono
nelle cronache:

In italia un porco verde, eletto ministro dell’interno in via straordinaria, fu impalato pubblicamente.
L’artista britannico Fflower eseguì una performance d’arte mangiandone le budella. Il presidente
della confederazione d’industrie italiane venne sgozzato nel sonno da un nipote complottista, che
credeva il magnate un rettiliano.

In ucraina il governo nazista fece sparare sulle folle durante le proteste contro la legge marziale
istituita. Settemila dissidenti vennero assassinati – i settemila di Machno.

Alcuni burocrati europei furono accerchiati a Bruxelles durante la discussione di direttive
economiche per la sopravvivenza della moneta unica. Un giovane vestito da samurai entrò in
parlamento e tagliò la testa a 15 persone, tra le lacrime e le implorazioni di varie personalità, tra cui
il presidente della bce – gira un video molto divertente in rete.

In india, fronde di ragazzini pianificarono un’azione congiunta in diversi punti della città,
massacrando centoventi politici e le rispettive scorte sotto piogge di ciottoli. Fu l’intifada del Gange.

Il centro di pechino fu raso al suolo da milizie popolari. I cadaveri maleodoranti dell’élite politica e
delle truppe militari furono lasciati a marcire sotto le macerie. Fu la prima grande città nel mondo a
essere sgomberata; nell’arco di due mesi si arrivarono a contare appena ventimila abitanti.
Il presidente degli stati uniti fu fatto saltare in aria insieme all’ala ovest della casa bianca con
tremila-e- duecento chilogrammi di tritolo. Migliaia di testimoni affermarono ossessivamente che in
seguito all’esplosione, i raggi del sole spazzarono via le nuvole come in una giornata d’agosto. A
Nuova York, invece, due magnati del petrolio furono crocifissi nudi sotto la statua – decapitata – di
George Washington. Nessuno si preoccupò di rimuovere i cadaveri – posti sotto il patrocinio della
mano destra del loro primo presidente – e lasciati in pasto ai corvi. Pare che in tre giorni ne
rimasero solo le ossa.

I fascisti del governo brasiliano attuarono un golpe per rafforzare la propria posizione al governo.
Presero il controllo degli stati di goiàs, mato grosso e matogrosso do sur. Gli altri stati, per far
fronte unico alla minaccia repressiva, costituirono una confederazione di stati indipendenti e il
brasile si trovò di fatto separato in due. La confederazione di stati indipendenti brasiliana fu la
prima forza internazionalista costituita nel mondo.

A Teheran venne infettato l’ayatollah e la casta dei mujtahidin. L’azione fu pianificata da Arnstu
Shah Mas’ud leader delle frange più autenticamente rivoluzionarie. Nel febbraio 2021 Shah Mas’ud
divenne il primo presidente del governo socialista persiano.

Approfittando delle varie distrazioni internazionali, il reich israeliano uccise centinaia di migliaia di
palestinesi. Ordinò bombardamenti a raffica su diverse città iraniane alla luce della situazione di
instabilità interna che attraversò brevemente il paese. Tramite azione congiunta tra le brigate di
liberazione internazionali, i Curdi e l’esercito popolare iraniano, un milione di soldati presero Tel-
Aviv, Gerusalemme e la striscia di Gaza. Il reich israeliano fu condannato a morte e ucciso pubblicamente
durante un diretta live che risultò la più seguita nella storia dell’intra-rete. Furono gettati le basi per la
confederazione Ebreo-Palestinese d’israele , fondata due anni dopo.

Quando cessarono i principali scontri nell’aprile 2021 si contarono duecentosessanta milioni di
morti. Fu impossibile determinare l’incidenza del covid nel conteggio dei morti. Si stima oggi, che si
trattasse del 10- 15% del totale, con picchi del 25% in alcuni paesi. Gli scontri, gli assembramenti e
i cadaveri lasciati a marcire nelle strade, favorirono la diffusione del virus.

Fu una guerra mondiale/civile. La battaglia biologica tra homo-sapiens e virus si era estesa a una
guerra tra uomini. L’homo sapiens diede il meglio di sé pur di dimostrare che in fondo – ad
ammazzare – era il migliore.

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Luglio 1991.

Quella notte fu la prima in cui scoprii cosa fosse una bufera.

Le onde del mare divoravano la spiaggia. Indietreggiavano per decine di metri, si gonfiavano a
dismisura in una mostruosa massa d’acqua, e tornavano a scagliarsi violente e turbinose sulla riva.
I ciottoli, trascinati avanti e indietro, si accavallavano col suono di milioni di biglie di vetro. Di tutto
ciò io ne vidi gli effetti solo il mattino successivo, perché in quelle lunghe ore non potevo sentirlo.
La nostra casa era a poche centinaia di metri dal mare e, solitamente, nel silenzio di notti tranquille
– oltre allo “tzitzikia” di cicale – si poteva udire il lieve infrangersi dell’acqua.

Ma quella notte un vento tremendo aveva divorato ogni cosa distante. Il resto del mondo non
esisteva più, la casa era sospesa in un vuoto oscuro, tra linee cinetiche furiose, mentre la bufera
ne divorava le pareti.

Le mie orecchie erano infestate da suoni orribili e mi svegliai d’improvviso. Il vento imperversava
malevolo e furibondo, un coro continuo di ululati profondi e sibili senza fine, mi tormentava in
dormi-veglia. Irretito e in ascolto, lo pregavo di smettere da sotto le lenzuola. Temevo che ci
portasse lontano, in un luogo senza cielo e senza giorno – un limbo in cui tutto cessava di essere
quel che era sempre stato.

Da qualche parte un gancio lentò la presa e una finestra iniziò a sbattere febbrilmente e irrequieta.
Terrorizzato mi strinsi ancor più sotto le lenzuola – smettila, smettila, smettila – gridava la mia
mente.

L’ostinato battere di quella maledetta finestra svegliò qualcun altro. A un tratto mio padre uscì dalla
sua stanza, prese le chiavi e uscì fuori – “Papà!” – non so se lo dissi o lo pensai. Stesi l’orecchio
quanto più potevo col cuore nei timpani. Ma il fragore del vento sovrastava ogni cosa, mentre la
finestra batteva minacciosa un’invocazione intellegibile.

Perché era uscito? E se il nulla lo avesse spazzato via col resto? Ovunque ci avesse trascinato
quel marasma infernale, volevo che ci fosse mio padre con me, Nino e la mamma. Almeno quello –
perché era dovuto uscire?

La finestra smise di battere. Pochi – interminabili – secondi dopo, mio padre riaprì la porta. Era
semplicemente il vento. Non poteva farmi più nulla.


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A guardare quella serie di eventi catastrofici che accaddero all’umanità tra il 2020 e il 2021, sembra
che la natura volesse purgare le enormi distese di cemento in cui vivevamo ammassati come topi.
Come se il flusso di eventi stocastici ci volesse risvegliare dalla nostra insalubre corsa a produrre e
consumare.

Quei giorni apparirebbero così agli occhi titanici di un colosso lovecraftiano che ci stesse
osservando dallo spazio, posti al di sotto di un microscopio lungo miliardi di volte più di noi.
Come l’enorme pupilla che punta sulla Petri – a osservare quelle minuscole sferette puntellate.
Diavoletti in cerca di eucarioti, per colonizzarli con iniezioni d’acido ribonucleico.

Virus – “veleno” dal latino. Colonizzano e distruggono. Ad oggi, la scienza moderna non è in grado
di definire esattamente cosa siano, senonché parassiti. Non sappiamo se si possano definire
esseri viventi o meno, non riusciamo a farli rientrare in ciò che definiamo vita, né a tenerli al di fuori
di tale definizione. In una parola: alieni. Colonizzano e distruggono. Potrebbero definirsi il
meccanismo naturale per il controllo della spuma di coscienza della materia fattasi vita.

Colonizzano e distruggono. Altri esseri in natura si comportano come i virus. Tuttavia tendono poi a
stabilirsi, a raggiungere l’equilibrio col loro intorno. Eccetto l’homo sapiens. Per quanto “vivo” e
dotato del più fine intelletto conosciuto in natura – si comporta anche peggio di quei piccoli esserini
alieni. Colonizza e distrugge. Senza criterio né ritegno. Senza equilibrio.


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Gennaio 1987.

Era pomeriggio tardi. Mia madre mi riscaldava il latte e io mi giravo a guardarla, dal seggiolone,
con le dita in bocca. Non ricordo in che esatta sequenza, ciucciai il biberon, guardai il volto della
mamma, toccai la plastica bianca del seggiolone, scossi la testa, guardai a terra.

Quando mia madre si alzò, o forse mentre era in procinto di farlo – in un frangente di tempo
indefinito – la mia visione uscì fuori dal balcone, nel cortiletto interno del condominio, e si innalzò
rapida verso il buio, come in espansione.

Quando abbiamo il primo barlume di coscienza? La prima volta che ci riconosciamo allo specchio?
La prima volta che ci chiediamo “perché esisto?”? O magari la prima volta che imprimiamo un
ricordo nella nostra mente?

Quello il momento zero. Tutto ciò che è accaduto prima alla materia – per miliardi di anni – si può
comprimere in un istante. Da lì in poi accade qualcosa di nuovo.
Come quando – per qualche motivo – ci rendiamo conto di essere dentro la nostra testa. Che io
sono io e non potrei essere nessun altro. Che io sono qui e ora.

Ma cos’è la coscienza? Forse è solo la spuma sulla riva del mare. O forse è come le bolle che si
formano nell’acqua in ebollizione, che si allargano, crescono e salgono, salgono, salgono fino in
superficie. Si affacciano all’esterno, oltre la stessa sostanza di cui sono fatte, e poi – BOP! –
scompaiono in vapore, al di là dello stato in cui sono nate.
Sarà così, la materia quando diviene cosciente: un’illuminazione in una mente incapace di
trattenerla.

Suppongo accadde questo dopo aver bevuto il mio latte. In un frangente di tempo indefinito – la
mia visione uscì fuori dal balcone, nel cortiletto interno del condominio, e come in espansione si
innalzò rapida verso il buio.


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In tutto il mondo, pian piano, si svuotarono le città e le grandi metropoli. La gente tornò a vivere
nelle campagne, a uno stile di vita più sano, meno frenetico e più equilibrato. In seguito, le
chiamarono le diaspore notturne, dato che nei paesi più repressivi, per evitare posti di blocco o
controlli la gente di muoveva di notte.
In notti poco nuvolose, dalla troposfera, passeggeri d’aerei ebbero la fortuna di vederecolonne di
luci muoversi sui tragitti bui. Puntini luminosi, come impulsi neurali, si muovevano dalle città –
nuclei di luce pulsante – verso gli assoni autostradali e poi in piccole stradine e sinapsi di
campagna, sempre più diradati e fiochi.

Molti governi abbracciarono, per forza di cose, dei modelli socialisti e di mutuo soccorso. La gente,
tramite l’aiuto delle brigate internazionali diffusesi in tutto il mondo, scappò dai regimi totalitari
rimasti. Ci furono ancora morti – ma sempre meno – vittime del putrido alito di regimi morenti e
disperati. I cadaveri di questi governi reazionari divennero paesi fantasma, che in meno di dieci
anni si auto-condannarono al collasso. La popolazione di alcuni paesi si ridusse a una manciata di
burocrati, petrolieri e militari. Tra questi, Il presidente della turchia, abbandonato dalla moglie, finì
per sposarsi a una gallina.

Le grandi città furono tenute in vita per le strutture socialmente essenziali: ospedali, centri di
ricerca e quartier generali dei pompieri. I trasporti vennero coordinati su più livelli: locale, federale e
internazionale. Un giovane statunitense, inoltre, rivoluzionò il sistema di trasporti tramite l’iperciclo.
Un sistema di trasporti innovativo e interamente sostenibile.

I server globali dell’intra-rete vennero resettati. Inizialmente non ci furono piattaforme di rete-
sociale virtuale, qualcuno tentò di ri-fondarne delle nuove, ma senza pubblicità, né status symbol,
né propagandismo tendenzioso, questi si riempirono d’arte, scienza, letteratura, filosofia... non
c’era più campo fertile per il narcisismo invidioso, ma piuttosto per la collaborazione. L’intra-rete
così strutturata – senza i malevoli interessi del capitale – reificò la repubblica di Platone.

L’intra-rete divenne un campo a gestione orizzontale, senza capi né servi. Tramite essa si
regolavano gli scambi microeconomici tra comunità a qualsiasi distanza, si programmavano
soccorsi umanitari, si coordinavano le ricerche tra diverse università – in particolare nel settore
medico.

Crollarono i pilastri della società dell’apparire e il consumismo sfrenato venne purgato lentamente.
Economid-19 venne ribattezzato il sistema economico capital-consumistico. Con la scomparsa di
tale Infezione purulenta, scomparirono anche gli spirilli dell’indifferenza e i coronaviridi del
qualunquismo.

A fine febbraio del 2021 ci imbarcammo con Flo verso la Sicilia su una nave merci. Né io né lei
avevamo mai affrontato un viaggio tanto lungo in mare. Durante una tempesta, pochi giorni prima
di attraversare lo stretto di gibilterra, riassaporai una paura che credevo perduta da tempo quando
una saetta colpì l’oblò del mio compartimento. Sento ancora l’odore elettrico di vetro fuso.

Ma all’infuori di tale episodio, il viaggio si svolse regolarmente e il 26 marzo attaccammo a Palermo.
Attraversarla silenziosa e desolata, mi fece provare una sottile malinconia – quel bazar vichingo non
sarebbe più stata la metropoli oscura e meccanica che conoscevo da oltre trent’anni.

Giungemmo a Calatafimi alle 11 di sera. Dopo più di un anno riabbracciai mia madre, mio padre e i
miei fratelli, Nino e George. Infine – casa!

Andai a dormire con un sapore di gioia che prova un bambino in una notte d’estate – mentre la
mamma e la zia Nilla parlano in veranda a luce spenta, sotto le stelle.

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27 marzo 202▓

Al mio risveglio una corrente d’aria fredda sguscia da uno spiraglio a tagliarmi il volto. Flo non è al
mio fianco, si sarà già svegliata. Sento il rumore del mare.

Il mare?!?
Mi volto di scatto, per ritrovarmi solo su un lettino, tra pareti asettiche. Attaccata alla mia bocca una
mascherina. In alto, di fronte a me una tv accesa in HDMI – pubblicità – il volume appena
percettibile.

Sto sognando, sto sognando! – Scosso, mi strappo la mascherina, ma sento un tubicino che entra
fino in gola. Nel panico lo tiro via, graffiandomi dolorosamente la gola tra un paio di conati. Scatta
un allarme lieve e fastidioso. Col fiato corto – come se avessi corso per ore – e lo sguardo
annacquato, mi volto a sinistra, verso la finestra. Trovo al mio fianco un’asta metallica verticale, in
cima ad essa una flebo. Con gli occhi sgrananti seguo il tubicino che avevo in gola, lentamente ne
seguo il percorso, che si raggomitola e poi va verso destra. Alla sua estremità un macchinario
medico.

Di repente, si spalanca la porta, una donna vestita di bianco si precipita verso me – Flo! – urlo.

Ma non è Flo – “stay calm you’re fine” – dice, e mi mette su una mascherina da aerosol.

Sul camice, sul petto a sinistra, leggo “Royal Sussex County Hospital”.




CORONA-HDMI
By Filippo Gerbino
//ORIGINAL VERSION IN ITALIAN //



Fake news, deep-fake, scientological misinformation, atrophy of contents, panoptic consumerism,
advertising strategies, selective attention, time-framed experiences, selective advertising, clickbait,
viral ignorance and conspiracy.

And more: spectacularisation of conflict, media manipulation, big-data, dotcom bubbles, capitalist
propaganda, consensus riders.

It’s a circular trap and self-referential, a loop of meanings and meta-meanings. From reality to
magazines, videos, disposable “art”, falseness, biased truth, coming back to reality and the cycle
starts again, while the meaning spins to the edges.

It’s a stinky and perpetual self-celebration that keeps repeating itself on screen – ubiquitous. Virus
of the mind in HDMI. A loop of events apparently connected, an imaginary and solipsistic trip. A
labyrinth without entrance, to wonder around neurotic and schizophrenic.

With a perpetual mantra barely perceptible – “produce and consume… produce and
consume...produce and consume…” – are you all listening?

I stopped believing the internet in two thousand and fifteen.

It happened as a mechanism of rejection: I became intolerant to national newspapers, to small
talks in bars, to generalized hate, and most of all, to the unwillingness to change our minds in a
constructive way. I developed a kind of misanthropy, mutated in time into peaceful ataraxia.

Until then my only concern was to sharpen my spear, to forge my shield and to repair it, soldering
its cracks. Before descending into the social-mediatic trench – I remember the taste of virtual
blood, the vanity, the glory. I fell and rose; every time, my arsenal grew richer, so as my technique:
quick stabbing and fierce blows of the sabre.
At some point, I even believed I had become a brave warrior.

But, deep inside, the taste of anger remained, sour, on the lips. Braggart or magnanimous,
insidious or authentic, aggressive or mediator, there was never an understanding, but escape or
hate. So, anger would spill – dribbling – from the lips of the opponents, like from mine, making all
sort of empathy crumble.

Hence I became immune. First from the internet, then from cheap opinions.

Keeping myself away from pointless discussions made me realize what was not endangered by
them: the economy and the consumerism, crowned by the obsessive culture of work to what
purpose?

Work hard and sweat blood: immediate services and fast deliveries! We shall not waste a moment
of our precious lives: sport, high-tech devices, TV series and comfortable sofas.
Let’s party hard on
the weekend, then straight back to work.

“Produce and consume...produce and consume… produce and consume…”

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May 2016.

The railway twisted and turned between the walls of the copper canyon. Slipping on the rocky walls
among bushes and gigantic cactus. The views stand out like infinite cracks suddenly opened on an
immense and flat stone block: the smooth and silent surface of a quiet memory.

Trickles and small green streams flow deep inside the throat of red rocks. Here it is! The sparkle of
a memory, sneaking through the folding, digging out, breaking apart the stone to open up the
spaces to the images and the cyclical sound of steel wheels on the polished rails. An eagle is
moving high on the rocky walls, dives in, turns and glides on the silver roofs of a small group of
houses. The rail stretches on an elevated bridge meandering around a little village. For a moment, I
glimpse inside the lives of its people – a dog sleeping among the hanged clothes.

Now i noticed that the train has now gone further down to the cliff, closer to the bottom of the
canyon. The rocks on the right of my sight rise toward the sky, for hundreds of metres. Humungous
cacti stick out like claws pointing up, stubbornly clung to the wall. Suddenly, on the other side of the
canyon, from a black hole a train comes out. Whistles echoing from one side to the other, in a
reverential brotherly gesture.

A tunnel.

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The resentment for the consumer accelerationism I developed year by year, made me prepared for
the Covid-19 pandemic outburst, in winter 2020.

I was also prepared when the UK, like the rest of the world, declared the lockdown. I was ready to
re-colonise the personal spaces I had lost and I turned back to my old passions: writing and
thrawing.

After a month I resigned, and I went to live in hinterland, in a little cottage near Kardhinan, in
Cornwall. Since it wasn’t a great time for business, I was able to make an extremely convenient
deal for the rent of the first three months. I still remember the general belief, back then, that
everything would have come back to normality, hence the landlord wanted to be very clear in letting
me know that £230 was a temporary fare.
After one month, the infection didn’t seem to slow down. Flo left her job and joined me in
Kardhinan, too. Occasionally, i was asking Flo some update on the outside world, apparently more
and more people were taking our same decision. We were not the first nor the last: a lot of people
were leaving the cities. Not just in UK, everywhere really, at first in Europe, then in South America,
and so on.

Two kinds of colonisations were happening in parallel as a common destiny for the homo-sapiens
and those diabolic, microscopic, dotted little spheres. Our species resettling on those spaces that
he used to leave in the last two hundred years, the virus colonizing our kind.

I’ve always imagined it like a war fought on two totally different scales, through billions of orders of
magnitude.

Though the real battle was another one.

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April 2013

About the two days i spent in Kyrgyzstan, the awakenings are what I still remember vividly. The
surrealistic numbness frozen in time. The feeling of being thrown back thirty years in the past. A
time when the universe wasn’t yet, the interlude - no longer than an instant - between the big-bang
and the first i said “I do exist!” – a breath of fresh air.

The awakening in Osh in a tiny anteroom, one metre from Giacomo’s bed, to shoot an
underexposed video. In the first moments I felt like waking up in the old country house in Angèli, as
if by magic. A sepia morning, under the mended linens, in the tiny sleeping room where my mother,
my aunt or my uncles used to sleep in summer.

And then, waking up in Sary-Tash, in the lights of dawn, at the call of the Adhan.
The voice of the mu’azzin blending with my dreams within my consciousness, in a dark empty
dormitory, under heavy woollen blankets. That sound seemed to go on for an eternity , echoing in
the creases of my brain. The echo vanished slowly, going back to the doors of the earth alongside
my mind, which fell in the black abyss of the oblivion.

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The first three months went on without any particular change.

The pandemic wasn’t slowing down and the index of infection revealed to be higher than the initial
esteems. Some governments – especially China, India and US – adopted more and more
restrictive measures.

On the other hand, the financial market suffered a severe blow and the economy collapsed. Due to
the general malcontent, dictatorial tendencies of right wings governments came to surface. Odd
and ridicule theories of new eugenics became more popular and made a hold on the crowds.

Acts of repression became more and more common. Almost everywhere martial laws were applied
– “for everyone’s sake” – the press used to repeat over and over; in time it became a mantra
repeated by everyone.
Nevertheless, production and commercial exchanges had to start off with a bang. Paramilitary
measures were applied in the factories: observe distancing, surveillance, individual lunch breaks.
Clearly, mass firings to all the dissidents.

Before reaching 300.000 deaths a vaccine was found.

Confidence spread. In a couple of weeks everything appeared to go back to normal, but
governments and businesses didn’t loosen the grip. Losses of billions of dollars, euro, pounds, yen
needed to be recovered. Oil was at its minimum from 18 years, airline fares were never so cheap.
People started to move all around the globe like it was a lifetime dream.

Flo decided to go back to work in Brighton, the landlord tripled the rent immediately and I left the
cottage. I wandered around small towns in the southern British coast, sleeping in hostels.

Nonetheless, it was just for two weeks.


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June 2009

In Notre-Dame square, in front of the cathedral, I tasted – vivid like never before – freedom.

I could have stayed there by myself forever, under the blazing sun. Nothing was really happening,
I wasn’t on drugs and everything was flowing like usual. Nonetheless, for no reason, rushes of
endorphin grew larger and frenetic from the chest to the phalanxes.

That moment was the peak of many moments, the intersection of several paths of my life. The
rounded harmony of an accord of thousands of notes. Graduation, travelling with no destination,
my family’s joy. Everything converging in my free being.

Walking on clouds, they say – and now I know why – in fact I was so happy over the top that I lost
the sunglasses I was holding on my nose.

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It took eight months from the beginning of the pandemic to discover the vaccine. But no one knew
– or expected – that the virus was mutating way more rapidly than foreseen. The spreading of the
original strain was incredibly favoured on a planetary level by the diversity of climates,
environments and habitats. This was the reason why the contagion started spreading among
different species, mutating again and again, to return – once more – to mankind.

Birds were the vectors of the second wave, particularly pigeons, turtledoves, seagulls and all those
winged scrapers, quickly ransacking among junkyard, flying towards the top of buildings and
shitting back on our cars and our streets.

Moreover, the consumption of food, increased proportionally with the growth of production,
skyrocketing the amount of garbage produced in the cities - huge banquets for birds. On the other
hand, the human traffic reached historical unprecedented levels, crowds of people moved daily at
dizzying pace among feathers and infected excrements.

There were several outbreaks of covid infection all around the world this time: China, India,
Ecuador, Serbia, Ireland and – once again – the Po valley. Three different strains were identified as
most dangerous for men: sars-cov-3, sars-cov-3beta and sars-cov-5.

12.000 death in one week.
The lockdown was declared everywhere. In the UK, squads of sniper “cleared” the streets from any
feathered being. From nine in the morning until 6 pm, the shots echoed into people’s homes, while
the streets became the battlefield of feathered corpses and lacerated wings.

Flo was infected and I quickly went back to Brighton. On the road back, I had to argue with three
platoons, always the same story – in order to travel from one city to another, permissions with
extreme priority were needed – I’d never seen the English motorway so empty. I arrived at home in
the morning of the 13th of September.

We had three infernal weeks, I ended up being infected too. We couldn’t go to the hospital, national
policies regarding quarantine prioritized UK-citizens. All the branches of the Royal Sussex County
Hospital were overloaded with infected patients. I remember my mother’s torment on the phone,
her despair for being unable in assisting me. It was like living a war. Luckily, our neighbour – Erkut
– took care of us providing food and medicines.
The 29th of September, when I opened my eyes, my breath was calm. I looked toward Flo, her
chicks had back their natural colour. She opened her eyes too and smiled at me.

There were more than a million victims all around the world.

Three days later we left Brighton behind us forever.

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April 2004.

I still feel it, a potential freedom shaking off the weight from my shoulders. Me, Ro, Jem and Benz
among the streets of Prague, late in the night. The feeling that everything was permitted, the world
was waiting no one but us, everything was there and the best was yet to come.

Flying over the streets, like being on crows’ wings, ephemeral, over the Vlatva’s surface, under the
arches of the Karluv bridge and then up, toward the old city. Four points of a new constellation to
support the stars and the zodiac on the astronomical clock.

Mugs and mugs of beer entangling the synapsis, slowly...street lights, wakes of cars, the black sky,
ochre and orange lights on the buildings mixing one with the other. Back to the hotel, gaps in my
memory – the reception, the lift, pointless laughter, up and down from the stairs – another blackout
– chasing each other in the corridors and then, somehow, in Sebastiano and Ignazio’s room. Ro
and Jem dragging me and Benz out, mumbling and shouting. We meet other packs of hotheads –
they’re from Class C - in and out from the rooms. The darkness and the cackle, again. Inside the
room Jem and I share. I jump toward the bowl – pink vomit – Jem sneers and the synapsis
untangle a bit. We escape from the miasma in the corridors, hilarious gazes, stealthy steps –other
packs of hotheads – then playing in the lift for over half an hour, stopping it on the same floor.
Laughter – what’s the number of Ro and Benz’s room? – someone opens – not this one – Passaro
peeps out – we get in. The limbs rest. The extraordinary four and Passaro. The silence is unreal,
blowing on the infinite sea of sloping roofs out of the window.

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We moved back to Kardhinan. The landlord didn’t make a fuss for the rent this time, and he gave
us the cottage for £200 a month. I remember the lifeless look in his eyes, the virus had taken both
his parents and a dear friend. Many governments decided to apply repressive measures once
again.
Extremely repressive. Many citizens were outraged. All over the globe people were
protesting and mobilizing against the administrative orders. Terroristic attacks raised in number
against chief representative officers as well as local and national politicians. Some countries
became proper dictatorships that repressed the riot with blood.

The peak of violence was reached in December of the same year, that would go down in history as
“December of the Apocalypse”, “The Baktun Month” in South America, “The Butterfly Yuè” in Asia
and “Le Mois Rouge de Renaissance” in Africa.

The Ides of March worldwide. Following the most relevant episodes reported by the press:

In Italy a green pig, elected as minister of the interior on an exceptional basis, was public impaled.
The British artist Fflower executed a performance eating his intestines. The Italian president of the
general confederation of Italian industry had his throat cut while he was sleeping. The killer was a
nephew of him believing that the uncle was a reptilian.

In Ukraine the Nazi government ordered to open fire on the mob during a protest against the
martial laws. 7000 dissidents were murdered – eventually known as “the seven thousand of
Machno”.

Some Eurocrats were surrounded in Brussels during a parliamentary meeting regarding the
economic guidelines to safeguard the single currency existence. A young man dressed as a
samurai entered the parliament and cut off the heads of 15 tearfully politicians among them the
president of the ECB – a funny video circulates on the internet.

In India, factions of kids planned a joint action in different spots of the city, stoning 120 politicians
and their body guards to death. The Intifada of the Gange.

The city centre of Beijing was razed to the ground by the popular militia. The stinking corpses of the
political elite and of the military troupes were left to rotten under the ruins. It was the first big city of
the world to be evacuated; in two-month time it was counting just 20000 inhabitants.

With 3200 kilograms of TNT, the President of the United States of America was blown up and the
west wing of the White House with him. Thousands of witnesses stated obsessively that after the
explosion the light of the sun wiped out the clouds, like on a summer day. In New York, two oil
tycoons were crucified naked under the statue – beheaded – of George Washington. No one did
bother to remove the corpses – hanging under the right hand of their first president – and they were
left to the crows. Story goes that in just three days only the bones were left of them.

The fascists of the Brazilian government made a coupe to reinforce their position. They took control
of the states of Goiàs, Mato Grosso and Mato Grosso du Sur. The other states, to face the
repressive threat in one front, established a confederation of independent states, and Brazil was
effectively divided into two different countries. The confederation of independent Brazilian states
was the first internationalist force of the world.

In Teheran the ayatollah was infected on purpose, as well as the caste of the mujahidin.
The
action was planned by Arnstu Shah Mas’ud leader of the most authentic revolutionary fringes. In
the February 2021 Shah Mas’ud became the first socialist president of the Persian government.

Taking advantage of the many international distractions, the Israeli Reich killed thousands of
Palestinians. Being aware of the unstable situation of the Iranian domestic policy, he also ordered a
series of bombing on different Iranian cities. Thanks to the joint action of the brigades of
international liberation, the Kurds and the popular Iranian army, a million of soldiers occupied Tel-
Aviv, Jerusalem, and the West Bank. The Israeli Reich was sentenced to death and killed publicly
in live streaming. That video became the most streamed in the internet history.
The foundation to build the Ebrew-Palestinean confederation of Israel were laid, and it was
established two years later.

In April 2021, the main conflicts ceased. 260.000.000 dead were counted. It was impossible to
determine the covid incidence on the body count. Today, it’s estimated that they could have been
between 10 and 15% of the total, with peaks of 25% in some countries. The conflicts, the
gatherings and the corpses left to rot in plain air, favoured the spreading of the virus.

It was a civil world war. The biological fight between the homo sapiens and the virus became a war
between humans. The homo sapiens did his best to demonstrate that in the end – as for killing – he
is the best.

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July 1991

That was the night I discovered what a blizzard was.

The waves of the sea were devouring the beach. Going backwards for tens of metres, inflating to
excess into a monstrous mass of water, coming back violently and pouncing on the shore whirling.
The pebbles, dragged back and forth, were bouncing on each other with the sound of a million of
marbles. Of all this, I witnessed the effects only the next morning, because in those long hours I
couldn’t hear a thing so far away. Our house was far from the sea less than a few hundreds of
metres, and usually, in the silence of peaceful nights – apart from the “tzitzikia” of the crickets –
one could hear the gentle splashing of the water on the seashore.

But that night a terrible wind had devoured every distant thing. The rest of the world did not exist
anymore, the house was suspended in a dark emptiness, among furious kinetic lines, while the
blizzard was devouring the walls.

My ears were infested by the terrible sounds and I woke up suddenly. The wind was malevolent
and furiously raging, a continuous choir of profound howling and never-ending whistles, it was
tormenting my drowsiness. Ensnared by that noise, from underneath the bedsheets, I was praying
the wind to stop. I feared he would take us far away, in a place without sky and without daylight – a
limbo where everything ceased to be what it had ever been.
Somewhere, a hook lost its grip and a window started banging frantically and restless. Terrified I
tightened my grip to the sheets – stop it, stop it, stop it – my mind was screaming.

The obstinate slamming of that damned window woke up someone else. In a moment my father
came out from his room, grabbed the keys and went out – “Dad!” – I don’t know if I said it or I just
thought it. I stretched the ear as much as I could with the heartbeat in my eardrums. But the roar of
the wind overcame everything, while the window hitting an intelligible cry.

Why did he go out? What if the emptiness had him swept out with the rest? Wherever that chaos
had dragged us, I wanted my father with me, Nino and mum. At least that – why has dad go out?

The window stopped. Few – endless – seconds later, my father reopened the door. It was just the
wind. It couldn’t harm me any longer.

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By observing the series of events that happened to humankind between 2020 and 2021, it feels
almost like Nature wanted to purify the earth from the humungous expanse of cement we used to
live in like rats. It was like the flux of stochastic events wanted to wake us up from our insane
lifestyle, producing and consuming.

This is how those days would appear to the eyes of a titanic Lovecraftian colossus observing us
from space, under a microscope a billion times longer than us. Like the enormous pupil pointing at
the Petri – observing those microscopic dotted spheres. Little devils looking for eukaryotes to
colonize with injections of ribonucleic acid.

Virus – “poison” from Latin.
They colonize and destroy. Today, modern science is not yet able to define exactly what they are, if
not parasites. We do not know if they can be considered living beings. We are not able to classify
them in any of the categories we consider life nor even leave them totally out. In one word: aliens.

They colonize and destroy. They could be defined as the natural mechanism for controlling the
foamy consciousness of the matter that becomes life.
They colonize and destroy. Other beings in Nature behave like the viruses, and usually they tend to
balance with the surroundings. But not the homo sapiens. As much as he is “alive” and equipped
with the finest intellect known in Nature – he behaves even worse than those little alien beings. He
colonizes and destroys. Without criterion nor discretion. Without balance.

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January 1987

It was late in the afternoon. My mother warming up some milk for me, I turned to look at her, from
the highchair, my fingers in my mouth. I don’t remember the exact sequence, sucked the bottle,
looked at mum’s face, touched the white plastic of the highchair, shook my head, looked at the
floor.

When my mum got up, or maybe when she was about to do so – in an indefinite instant of time –
my vision was directed out in the balcony, in the little internal courtyard of the condominium, it
quickly went toward the darkness, expanding outwards.

When do we perceive the first glimmer of awareness?
Is the first time we recognize our reflection in the mirror?
Is the first time we ask ourselves “why do I exist?”?
Or is the first time we sculpt a memory in our mind?
That is the moment zero. Everything that happened to the matter before then – for billions of years
– can be compressed in one instant. From that moment on, something new happens.

Like when – for some reason –we realize we are inside our head. That I am me and I could never
be someone else. That I am here and now.

But what is awareness? Maybe it’s just foam on the sea shore. Or maybe is like the bubbles in
boiling water, that grow bigger, going up towards the surface. Then they lean out, beyond the
substance they are made of and – BOP! – they disappear into vapour, away from the state they
were born.

I think that’ how the matter becomes conscious: an epiphany inside a mind incapable to conceive it.

I suppose this is what happened, after I drank my milk. In an indefinite instant – my vision went out
in the balcony, in the inner courtyard of the condominium, and expansion outwards it quickly raised
toward the darkness.

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All over the world, little by little, cities and metropolises become more and more empty. People
went back to live in the countryside, to la healthier lifestyle, less hectic and more balanced. Later
on, these were called nocturnal diaspores, since in the more repressive countries, people started
travelling from one place to the other at night-time to avoid checkpoints and inspections.

In the nights without clouds, from the troposphere, few passengers on the airplanes were lucky
enough to see columns of light moving on dark routes. Bright spots, like neural impulses, moving
away from the cities – nuclei of pulsing light – toward the axons of the motorways, then in small
alleys and synapses of the countryside, thinner and weaker.

Many governments had to embrace socialist models of mutual aid. People, thanks to the help of
the international brigades spread around the world, escaped from the totalitarian regimes still
existing. There were other deaths – but they eventually became less and less – the victims of the
putrid breath of dying desperate regimes. The corpses of these reactionary nations became ghost
countries, that in less than ten years were self-condemned to collapse. The population of some
nations were reduced to a bunch of bureaucrats, oilmen, military troops. Among them, the head of
state of Turkey, left by his wife, ended up getting married to a chicken.

The big cities survived to preserve some essential social structures as hospitals, research centres,
the firefighters’ headquarters. Transportation was coordinated on different levels: local, federal and
international. Also, a young American changed forever the transport system with the hyperloop. An
innovative transport system completely self-sustainable.

The internet global servers were reset. Initially, there weren’t any virtual social platforms,
someone
tried to create new ones, but without commercials, status symbol, partisan propagandism, thes
were filled with art, science, literature, philosophy... no more space for envious narcissism, the
contrary for collaboration. The internet – without the malicious interest of the capital – realized the
republic of Plato.

The internet was a space horizontally managed, without bosses or slaves. Through it, the
exchanges of the communitarian microeconomy were regulated on every distance, human rescuing
was programmed, research studies between universities were coordinated – especially in the
sanitary sector.

The pillars of the society of appearances crumbled and reckless consumerism was slowly purged.
The capitalistic and consumeristic economic system was renamed as Economid-19. Once such a
purulent infection disappeared, so did the spirals of indifference, and the virus of cheap opinions
vanished.

At the end of Feb 2021, Flo and I boarded on a freighter towards Sicily. Neither me nor her ever
faced a journey so long at sea. During a storm, a few days before crossing the Strait of Gibraltar, a
thunderbolt hit my window, I felt again a fear I thought I had overcome long before. I still smell the
electric odour of molten glass.

Apart from that episode, the trip progressed regularly and the 26th of March we docked in Palermo.
Crossing it, silent, and desolate, procured me a slight melancholy – that Viking bazaar would have
never been the dark and mechanical metropolis I knew for over thirty years.

We arrived in Calatafimi at 11pm. After more than one year I hugged my mother, my father and my
brothers Nino and George. Home - finally!

I went to sleep tasting the same joy a kid tastes on a summer night – while mum and aunty Nilla
are chatted on the porch, lights off, under the stars.

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27 March 202▓

I’m waking up as a cold breeze is from a crack shaves my face. Flo is not on my side, she‘s awake
yet.. I hear the sound of the sea.

The sea?!?

I turn immediately to find myself alone in a single bed, among aseptic walls. On my mouth a mask.
Up in front of me a TV in HDMI is turned on – advertisement – the volume is barely perceptible.
I’m dreaming, I’m dreaming! – Shaken, I tear off the mask, but I feel a small tube up my throat.
Panicking, I take it off, but it painfully scratches my throat, multiple gag reflex, i leave it where it is.
A soft and annoying alarm starts. Short of breath – like I had run for hours – with watery sight, I turn
on my left, toward the window. On one side I found a vertical rod of metal, at its top the IV bag.
With my eyes wide open, i look the small tube half stuck in my throat. It stretches along my chest,

then on the right over the bed. On its other end a medical machine.

Quickly, the door opens wide, a woman in white uniform rushes toward me – Flo! – I scream.

But she is not Flo – “stay calm you are fine” – she says, and she puts a face mask on my face.

On the uniform, on the left side of her chest, I read “Royal Sussex County Hospital”.