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CACCI MANI
Si guarda ma non si tocca.


DI GIORGIO GAUDIO
// VERSIONE ORIGINALE IN ITALIANO //



Guardare ma non toccare.


Il mio armadio è smaltato di bianco, in fondo a un bagno stretto e lungo piastrellato di motivi anni 80.
Nel primo armadietto sulla destra c’è sempre stata una scatola piena di farmaci.
Da piccolo la osservavo con timore, mi era proibito avvicinarmi troppo. Mia madre era ferrea sull’argomento.
Quando ne avevo davvero bisogno sentivo sempre un forte senso di responsabilità nello strappare la bustina, rompere in due la pillola, sul cucchiaio, nel bicchiere effervescente, sotto la lingua, spalmare, i gargarismi, il bruciore, la forma, il colore.
Si creava un rituale per ogni male.
Ogni scatola aveva una cosa in comune: i rilievi del braille, ho sempre trovato piacevole sentire i puntini sotto le dita. Un’attenzione che dovrebbe essere comunemente diffusa ed allargata.
Il tatto è così potente da potersi far carico della vista. Attraverso il tatto percepiamo la temperatura, la variazione di pressione, il dolore. Proviamo sensazioni che completano quel che vediamo, lo rendo più travolgente, più potente, più reale.
È per questo che vogliamo accarezzare i cani, toccare chi amiamo e giocare con la cera.


La pelle protegge le nostre mani, ma è fragile, morbida, porosa. Conserva grasso e sporco, si ustiona, può essere  porta d'ingresso per molte malattie.
Le mani sono sensibili, deboli e da sempre l’essere umano le protegge, principalmente da freddo e lavoro.
I guanti, come molti altri capi d’abbigliamento, da elementi funzionali si sono trasformati assumendo significati di tipo sociale e definendo status symbol.
Hanno trovato guanti nelle tombe dei faraoni, ci sono testimonianze di guanti a manopola di pelle usati dai barbari per proteggersi dal freddo, i combattenti romani usavano fasce di pelle per coprire le nocche durante le battaglie.
Guanti primitivi, simili a tasche, si sono diffusi in tutta l’Europa, nel tempo sono stati declinati per ogni situazione: esistono guanti per moto, bici, skate, golf, ciclismo, guida, guanti da apicoltore, da saldatore, in Kevlar antitaglio, traspiranti, antiscossa, da falconiere e molti altri.
In America venivano usati per non scottarsi le mani e tenere le redini a cavallo, considerando la posizione della sella americana.
I criminali li usano per non lasciare impronte, ne esistono di adatti per il touchscreen e di buffi e divertenti.
Vengono indossati da personaggi dello spettacolo e diventano iconici, come quelli di Michael Jackson.
Ogni utensile è un prolungamento delle nostre mani, una protezione, un modo per limitarne la fatica e il possibile dolore.


Di fatto, oggi, ingannare i nostri sensi artificialmente è già possibile: possiamo ascoltare la pioggia anche quando non c’è, vedere posti in cui non siamo mai stati grazie a un VR o mangiare carne che in realtà non è carne ma ha lo stesso sapore.
I momenti di crisi sono sempre ottime fucine di idee, perchè ci mettono alle strette e riducono le risorse costringendoci a trovare nuove soluzioni.
Saranno forse questi mesi di distanziamento forzato a permetterci di rivoluzionare le nostre esperienze tattili?
Tocchiamo schermi, tocchiamo tasti, ma la mancanza di toccare spalle, guance, pelle cresce fino a diventare insopportabile.
Questa pandemia, così simile a una distopia letteraria, mi porta a immaginare scenari futuri in cui il contatto fisico è limitato e costantemente considerato un pericolo.
Per affrontare un mondo germofobico in cui toccarsi fa paura, ci servirebbero guanti intelligenti per poter simulare il tatto, diventerebbe trasgressione non averli, o segno di vergogna.
Avremmo guanti tatuati, monouso, mensili, colorati, di Gucci, con diverse skins.
Potremmo inviarci sensazioni e texture, messaggi ai non vedenti riproducendo il braille sotto i loro polpastrelli.
Darci la mano nuda diventerà un gesto intimo? Darà scandalo in pubblico?
Toccarsi l'un l’altro sarà nuovo e diverso, quanto costerà ricevere una carezza?




CACCI MANI
You can look, but cannot touch.


By GIORGIO GAUDIO
// ORIGINAL VERSION IN ITALIAN //

Look, but do not touch.

My closet is white lacquered, placed at the bottom of a narrow bathroom decorated with tiles from the ‘80s.
In the first cupboard on the right, there’s always been a case full of medicines. When I was a child I used to look at the box with fear: it was forbidden to get too close to it. My mum was very strict.
When in need of a medicine, I used to feel a strong sense of responsibility invading me while opening the small paper bag, breaking a pill in two, putting it on the spoon, effervescent in a glass of water, under my tongue, rubbing, gargling, burning, the shape, the colour.
A ritual against any disease.
All the boxes had something in common: the Braille texture. Touching the little points has always given me a sense of pleasure. An emphasis that should be commonly spread and expanded. Among the five senses, the touch is so powerful that it can be considered an amplifier of the sight. Touching, we experience temperature, pressure changes, pain. We feel sensations capable of completing what we see, to feel what we see makes the experience overwhelming, powerful, real.
This is why we want to pet dogs, to touch our loved ones, to play with candle wax.


Our skin protects our hands, but it is delicate, soft, porous. It collects dirt and grease, it can get burnt, it can spread many diseases.
Hands are sensitive, easily breakable; that’s why humans have always protected them, mostly from cold and hard work.
Gloves, as many other pieces of clothing, from being functional elements have turned into items with a deeper social meaning, able to define a status symbol.
Gloves have been found in the tombs of pharaohs, there is evidence of leather mittens used by Barbarians to protect their hands from the cold, Roman fighters used leather bandages to cover their knuckles before going into battles.
Primitive gloves, pocket-like, became popular all over Europe, over time they’ve been adapted to any kind of circumstance: gloves for bike, motorbike, skate, golf, cycling, driving, gloves for apiculturist, for soldering, in anti-cut Kevlar, breathable, anti-shake, for falconer and many more.
In America gloves were used to avoid hands from burning while holding the horse’s reins on the typical American saddle.
Criminals use gloves to avoid leaving fingerprints, odd and funny gloves exist to use touchscreens.
When worn by celebrities, gloves become iconic, like Michael Jackson did.
Every tool is an extension of our hands, a protection, a way to limit the strain, or avoid pain when possible.

It’s given that today we can deceive our senses: we can hear the rain falling even when it’s sunny, thanks to VR we can visit places we have never been to, or even eat meat, which is not actual meat, but that tastes just the same. Crisis always foster new ideas, because they force us in a tight corner and with reduced resources, we are forced to find new solutions.
Will these months of forced social distancing start a revolution in our tactile experience? We can touch screens, buttons, but we are not allowed to touch shoulders, cheeks, skin and this slowly gets harder to bear. This pandemic, so similar to a literary dystopia, makes me imagine future scenarios in which physical contact will be constantly considered dangerous. To face a germophobic world, where touching another human being is scary, we might need intelligent gloves capable of simulating touch; what if it will be considered transgressive or shameful not to wear gloves? We will have tattooed gloves, single use gloves, monthly, coloured, Gucci gloves, of different leather types.
It’s easy to picture a not so distant future where we can send sensations, textures, or even send messages instantly translated in Braille under our fingertips.
Will shake bare hands become an intimate gesture? Will it be outrageous?
Touching each other will be new and different: how much would it cost to be caressed?